Diffusione della Xylella fastidiosa in Italia (2025)

La Xylella fastidiosa, spesso semplicemente chiamata Xylella, è uno dei patogeni più temuti dell’agricoltura mediterranea. Questo batterio, trasmesso da insetti vettori, è responsabile di una vera e propria pandemia vegetale che ha già devastato milioni di olivi nel Sud Italia e ora minaccia altre colture fondamentali come la vite, il mandorlo, il ciliegio e gli agrumi.
Presentatasi per la prima volta in Italia in Puglia, nel 2013, Xylella fastidiosa ha completamente trasformato il paesaggio agricolo del Salento. Ma oggi, nel 2025, la situazione si è evoluta e ampliata. In questo articolo analizzeremo la diffusione attuale del batterio, le misure messe in atto dall’Italia e dall’Unione Europea per contenerlo e l’impatto economico che ha avuto e potrebbe ancora avere su alcune delle colture più iconiche del nostro Paese.
Indice dei contenuti
- Origini e diffusione della Xylella fastidiosa.
- Regioni colpite e zone a rischio, ieri ed oggi (2024-2025)
- Azioni di contenimento della Xylella Fastidiosa: interventi dell’UE e dello Stato italiano
- Sostegno economico e interventi per agricoltori
- Impatto economico e agricolo della Xylella Fastidiosa sulle colture
- Conclusioni e prospettive future
Origini e diffusione della Xylella fastidiosa.
Xylella fastidiosa è un batterio xilematico che colonizza i vasi conduttori delle piante, bloccando il flusso di linfa e causando disseccamento, deperimento e morte dell’ospite. Fu identificato per la prima volta in California nel 1892, ma è originario dell’America centrale (Costa Rica e Messico). Si è poi diffuso negli Stati Uniti, in Brasile e in Argentina, dove ha colpito colture come vite, agrumi e caffè.
In Europa è stato rilevato per la prima volta nel 2013 in Puglia, a Gallipoli, provocando il cosiddetto Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO). Da allora, è diventata una delle emergenze fitosanitarie più gravi del continente.
Per approfondire sui sito dell’ European Food Safety Authority (EFSA).
Regioni colpite e zone a rischio, ieri ed oggi (2024-2025)
La Xylella fastidiosa in Puglia
La Puglia è l’epicentro dell’epidemia di Xylella fastidiosa in Europa. Il batterio fu rilevato la prima volta negli olivi del Salento nell’ottobre 2013.
Da allora si è diffuso in tutta la provincia di Lecce e nelle aree adiacenti: ad oggi l’area delimitata ufficialmente come “zona infetta” comprende tutta la provincia di Lecce, tutta Brindisi e parte delle province di Taranto e Bari. Questa zona infetta meridionale è contigua a una zona di contenimento (fascia di ~5 km) e ad una zona cuscinetto di ulteriori 2.5 km, lungo il confine settentrionale, dove si tenta di arrestare l’avanzata del patogeno.
Le indagini di monitoraggio più recenti indicano che il fronte del contagio avanza lentamente verso nord-ovest: tra 2021 e 2022, ad esempio, sono state trovate 105 piante infette nella fascia di contenimento, permettendo di mantenere stabile il limite settentrionale della zona infetta senza estenderlo ulteriormente. Tuttavia, alcuni focolai isolati sono comparsi più a nord: a fine 2020 e 2021, due outbreak nel sud della provincia di Bari (a Polignano a Mare e Alberobello) hanno richiesto l’eradicazione immediata delle piante colpite. Un focolaio ancora più a nord, a Canosa di Puglia (prov. Barletta-Andria-Trani) scoperto nel 2020, è stato anch’esso eradicato con successo entro il 2022.
Oggi la Xylella in Puglia si trova alle porte di Bari e di Taranto: l’infezione ha raggiunto il limite occidentale della regione salentina, destando allarme per il possibile ingresso in Basilicata e verso la Calabria. In totale, si stima nel 2018 che oltre 715.000 ettari (circa il 36% del territorio pugliese) siano compresi nella zona infetta/di contenimento; in tale area vi sono almeno 21 milioni di olivi minacciati o già infetti dal batterio. Questa cifra equivale circa a un terzo dei 60 milioni di olivi pugliesi, confermando la devastazione avvenuta nel Salento.
Nuovi ceppi e rischio di espansione in altre regioni

Fonte foto: European and Mediterranean Plant Protection Organization (Eppo)
Un fatto preoccupante è l’emergere di una nuova sottospecie di Xylella in Puglia nel 2023-2024. Fino al 2022 in Puglia circolava solo X. fastidiosa subsp. pauca (il ceppo degli olivi); ma nell’ottobre 2023, durante i controlli, è stato catturato un insetto vettore (Philaenus spumarius) risultato positivo a Xylella nella zona di Triggiano (provincia di Bari, al di fuori della zona infetta nota). Approfondendo le indagini a inizio 2024, sono stati trovati sei mandorli infetti da X. fastidiosa subsp. fastidiosa in agro di Triggiano.
Si tratta del primo rilevamento in Italia della sottospecie fastidiosa, il ceppo noto per causare la malattia di Pierce della vite. Le autorità hanno prontamente delimitato un focolaio e avviato misure di eradicazione per evitare che questo ceppo si insedi e si diffonda tra vite e ciliegi. La presenza di X. fastidiosa fastidiosa in Puglia desta forte apprensione poiché potrebbe attaccare vite e alberi da frutto (ciliegio, mandorlo, ecc.), ampliando il ventaglio di colture minacciate oltre all’olivo.
Fortunatamente il ritrovamento tempestivo consente un tentativo di eliminazione: la zona infetta è circoscritta (raggio 50 m attorno ai 6 mandorli) con un buffer di 2,5 km, ed è in corso la distruzione delle piante colpite e il monitoraggio intensivo di tutte le piante ospiti nel raggio di diversi km.
Zone a rischio potenziale
Le regioni limitrofe alla Puglia sono considerate ad alto rischio di contagio nei prossimi anni se il batterio non verrà fermato. In particolare, Basilicata è esposta all’avanzata della Xylella pauca dal focolaio pugliese occidentale.
Più a sud, Calabria è motivo di grande preoccupazione: studi dell’EFSA evidenziano che ampie zone della Calabria hanno condizioni climatiche molto favorevoli alla Xylella, analoghe al Salento. Inoltre, la Calabria possiede estesi oliveti di cultivar locali come Carolea che sono risultate molto sensibili al batterio. Un eventuale arrivo di Xylella lì potrebbe replicare il “disastro Salento”.
Anche Sicilia e Sardegna mostrano aree climaticamente adatte al batterio e con numerose colture ospiti. Entrambe le isole sono tuttora indenni, ma classificate ad alto rischio. Infine, regioni più a nord (es. Campania e Lazio) potrebbero venire esposte via movimentazione di piante infette o vettori trasportati dal vento: il clima più freddo del centro-nord Italia è meno favorevole alla Xylella, il che finora ha forse limitato la sua espansione verso l’alto Adriatico. Tuttavia, con il riscaldamento climatico in corso, anche il Centro-Nord potrebbe divenire più accogliente al patogeno in futuro. Per queste ragioni, l’Italia centrale e settentrionale mantengono elevata la sorveglianza preventiva, specialmente su vivai e porti/aeroporti.
Figura 1: Tabella riassuntiva dei principali focolai di Xylella fastidiosa in Italia al 2025 e relativo stato:
Regione | Primo rilevamento | Sottospecie | Stato attuale (2025) |
---|---|---|---|
Puglia | 2013 (Salento); 2023 (Triggiano) | pauca (ST53); fastidiosa (ST*) | Pauca endemica nel Salento (contenimento in corso); Fastidiosa scoperta nel Barese (eradicazione in atto). |
Toscana | 2018 | multiplex (ST87) | Focolaio circoscritto (Monte Argentario-Orbetello); sorveglianza e abbattimenti in corso (eradicazione tentata). |
Lazio | 2021; | multiplex (ST87) | Focolaio Canino (Viterbo) eradicato (nessun nuovo caso); precedente caso vivaio Roma 2019 eradicato. |
Altro (Italia) | N/D | pauca/multiplex | Isolati casi in passato (es. vivai al Nord) prontamente eradicati; Italia centro-settentrionale ufficialmente indenne. |
Azioni di contenimento della Xylella Fastidiosa: interventi dell’UE e dello Stato italiano
Il quadro normativo UE
Xylella fastidiosa è classificato dall’Unione Europea come organismo da quarantena prioritario, soggetto a misure fitosanitarie straordinarie. A livello comunitario, la risposta è stata coordinata attraverso specifiche normative vincolanti per gli Stati membri. In particolare, dal 2015 la Commissione ha imposto zone demarcate attorno ai focolai, abbattimento delle piante infette e restrizioni sul movimento di materiale vegetale dalle aree colpite. L’attuale riferimento normativo è il Regolamento di Esecuzione (UE) 2020/1201, emanato nel 2020, che ha aggiornato e consolidato le misure anti-Xylella. Questo regolamento distingue tra strategie di eradicazione (per focolai iniziali/localizzati) e strategie di contenimento (per aree dove il patogeno è già insediato su larga scala). Ad esempio, nel Sud della Puglia – dichiarato area infetta di vasta estensione – l’UE ha autorizzato un approccio di contenimento (anziché eradicazione totale, ritenuta non più fattibile). Ciò significa mantenere una fascia di protezione (buffer 5 km) rigorosamente monitorata, attuare interventi fitosanitari continui e rimuovere almeno gli alberi sicuramente infetti e quelli altamente sospetti, senza obbligo di eradicazione integrale di tutte le piante ospiti nell’area infetta consolidata.
Viceversa, in caso di nuovi focolai isolati (es. in zone precedentemente indenni), si applicano misure di eradicazione immediata: abbattimento di tutte le piante infette e delle specie ospiti nel raggio di 50 m, istituzione di un buffer di 2.5 km con divieto di movimentazione piante e sorveglianza intensiva, trattamenti anti-vettore obbligatori, ecc. Queste misure UE sono cogenti per l’Italia e gli altri Stati membri dove Xylella è comparsa (Francia, Spagna, Portogallo).
L’UE aggiorna periodicamente l’elenco delle piante ospiti regolamentate e pubblica linee guida scientifiche (es. EFSA) per migliorare i protocolli di monitoraggio e contenimento.
Le misure fitosanitarie in Italia per cmbattere la Xylella fastidiosa
Sin dall’inizio dell’epidemia, l’Italia ha istituito zone rosse e zone cuscinetto in Puglia, con divieti e prescrizioni stringenti. Il Servizio Fitosanitario Nazionale (MASAF) coordina le regioni interessate per l’applicazione del Reg. 2020/1201. In Puglia, la Regione ha un Osservatorio Fitosanitario dedicato all’emergenza Xylella (Emergenza Xylella), che cura i monitoraggi sul campo (anche tramite sistemi GPS per tracciare ogni albero ispezionato). Ogni anno vengono campionate decine di migliaia di piante lungo il fronte di avanzamento e nei vivai sensibili.
Abbattimento delle piante infette: è obbligatorio rimuovere e distruggere senza indugio qualsiasi pianta confermata infetta da Xylella fastidiosa all’interno delle zone demarcate. In Puglia ciò ha portato all’eradicazione di milioni di olivi malati nel Salento (salvo rare eccezioni per esemplari monumentali non infetti, che possono essere mantenuti sotto stretto monitoraggio). Nella fascia di contenimento, quando si riscontra un nuovo focolaio, vengono abbattute anche le piante ospiti nel raggio di 50 m, indipendentemente dal loro stato sanitario, per creare un vuoto attorno al focolaio.
Controllo dei vettori: è un pilastro fondamentale. Si attuano trattamenti obbligatori contro l’insetto vettore (sputacchina, Philaenus spumarius) in diverse fasi: lavorazioni del terreno e trinciatura delle erbe spontanee a fine inverno-inizio primavera (per distruggere le neanidi nei prati) e trattamenti insetticidi sulle chiome degli olivi in tarda primavera (per uccidere gli adulti prima che possano trasmettere il batterio). Queste pratiche sono imposte per legge nelle zone infette, di contenimento e cuscinetto, e consigliate anche nelle zone indenni vicine. Parallelamente si vieta la movimentazione fuori dalla zona infetta di materiali vegetali sensibili (barbatelle, piantine, innesti di specie ospiti) a meno che non siano coltivati in condizioni protette e certificati privi di Xylella.
Sono stati istituiti inoltre check-point e controlli stradali per impedire il trasporto illecito di piante di olivo dal Salento verso altre regioni.
📌 Dove consultare i bollettini ufficiali su Xylella in Puglia
Per accedere ai bollettini fitosanitari ufficiali e agli aggiornamenti sulla Xylella fastidiosa in Puglia, puoi consultare le seguenti fonti:
👉 Bollettini Ufficiali della Regione Puglia (BURP)
👉 Emergenzaxylella.it
Sostegno economico e interventi per agricoltori
Il disastro Xylella ha messo in ginocchio l’olivicoltura salentina. Per questo, lo Stato italiano e l’UE hanno stanziato fondi straordinari di compensazione e di rilancio.
Già a partire dal 2015-2016 furono attivate indennità per gli agricoltori obbligati ad abbattere gli olivi secolari, e fondi per la riconversione produttiva. Nel 2019 il governo ha approvato un Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia (c.d. “Piano Xylella”), con una dotazione di circa €300 milioni (legge 44/2019). Questo piano mirava a risarcire i frantoi e agricoltori colpiti, e a finanziare il reimpianto di nuovi olivi di cultivar resistenti (ad es. le varietà Leccino e FS17 (Favolosa), risultate tolleranti al batterio). Il piano ha contribuito a espiantare gli olivi ormai secchi e a piantare migliaia di giovani olivi resistenti, oltre a incentivare la diversificazione verso altre colture nelle aree più colpite.
Tuttavia, Coldiretti Puglia ha segnalato che circa 115.000 ettari di oliveto non erano coperti da quel primo intervento da 300 milioni, chiedendo ulteriori risorse.
Nel 2023-2024 le istituzioni sono intervenute nuovamente: con il Decreto Agricoltura maggio 2024 sono stati stanziati €30 milioni aggiuntivi per il reimpianto di olivi resistenti e la riconversione colturale nelle zone infette escluse dalla zona cuscinetto. Questo fondo, attuato nel 2025 dalla Regione Puglia tramite AGEA, copre il 100% delle spese ammissibili fino a 15.000 €/ha per nuovi impianti di olivi tolleranti o per impiantare colture alternative decise dal Comitato Fitosanitario.
Parallelamente, nel Piano Strategico PAC 2023-27 la Puglia ha destinato €20 milioni alle aziende delle aree colpite da Xylella per investimenti di ammodernamento e riconversione (CSR Intervento SRD01), all’interno di un pacchetto complessivo di €80 milioni che finanzia nuovi impianti non solo di olivo ma anche di vite da tavola, agrumi e ciliegi in tutta la regione.
I fondi per la ricerca
In aggiunta ai fondi per gli agricoltori, sono stati previsti sostegni per la ricerca e la sorveglianza: ad esempio, progetti per il monitoraggio con satelliti e droni (alcuni uliveti sperimentali trattati con biostimolanti vengono tenuti sotto osservazione satellitare dall’UE) e per l’innovazione tecnologica (digital farming, sensori per diagnosticare piante infette precocemente, ecc.). Sul piano della ricerca, l’UE ha finanziato vari consorzi scientifici: il progetto POnTE (2015-2019) e XF-ACTORS (2017-2021) hanno riunito decine di enti di ricerca europei per studiare la Xylella, seguiti da nuovi progetti Horizon Europe (es. BIOVEXO, EUCARPIA-X etc.) focalizzati su soluzioni sostenibili.
Complessivamente, negli ultimi anni circa 15 progetti di ricerca sono stati attivati su Xylella, con un investimento di oltre €55 milioni. L’Italia partecipa attivamente: il CREA e il CNR coordinano studi sulla resistenza genetica degli olivi, sui ceppi batterici, sui metodi di cura sperimentali (endoterapia, termoterapia) e sul controllo biologico dei vettori. L’EFSA e l’Unione Europea organizzano periodicamente conferenze scientifiche (l’ultima, IV Conferenza Europea su Xylella, nel 2023) per diffondere i progressi e aggiornare le linee d’azione. Anche a livello legislativo interno, nel 2020 è stato nominato un Commissario straordinario per l’emergenza Xylella in Puglia, con poteri speciali per snellire le procedure di abbattimento e di spesa dei fondi.
Tali azioni congiunte UE-Italia puntano a contenere la diffusione e mitigare gli impatti sull’olivicoltura pugliese, favorendo la nascita di un nuovo paesaggio agricolo resiliente al batterio.
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Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia:
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Fondo 2024 per reimpianti resistenti:
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Fondi PAC 2023-27:
€300 milioni (dal 2019)
€30 milioni aggiuntivi
€80 milioni in Puglia per olivo, vite, agrumi e diversificazione
Impatto economico e agricolo della Xylella Fastidiosa sulle colture
La comparsa di Xylella fastidiosa in Italia ha avuto effetti devastanti, soprattutto sul comparto olivicolo pugliese, e pone serie minacce ad altre colture di grande rilevanza economica (vite, frutta a guscio, ciliegio, agrumi). Di seguito un’analisi per singola coltura:
Olivo e olio d’oliva
È la coltura più colpita in assoluto. In poco più di un decennio, Xylella fastidiosa ha trasformato radicalmente il paesaggio e l’economia del Salento. Si stima che circa 20-21 milioni di olivi siano già morti o in via di disseccamento a causa del batterio in Puglia. Questo equivale a oltre il 30% degli olivi pugliesi. La provincia di Lecce – un tempo caratterizzata da distese di olivi secolari verdi – è oggi divenuta un “cimitero” di tronchi grigi scheletrici. Le conseguenze economiche sono gravissime: la produzione di olio d’oliva in Puglia è crollata di oltre l’80% rispetto ai livelli pre-Xylella.
La Puglia era il principale produttore nazionale (contribuiva circa il 50% dell’olio italiano); oggi, a causa del calo produttivo, l’Italia ha dovuto compensare importando circa il 45% dell’olio che consuma, mentre prima l’autosufficienza era maggiore. In termini monetari, Coldiretti stimava già 1 miliardo di euro di danni diretti nel 2020, includendo perdita di produzione, fatturato mancato dei frantoi, piante abbattute, ecc. Altre stime più ampie (considerando anche impatti indiretti, ambientali e prospettive future) parlano di decine di miliardi di euro di perdite potenziali.
Sul piano occupazionale, si calcola che almeno 5.000 posti di lavoro siano andati persi tra agricoltori e lavoratori dell’indotto olivicolo. Decine di frantoi e aziende olearie locali hanno chiuso i battenti. Vi è stato anche un impatto sul turismo rurale: il Salento attirava visite anche per i suoi oliveti monumentali, oggi in parte distrutti, con un danno paesaggistico enorme. Ambientalmente, la perdita di milioni di alberi secolari implica anche una perdita di servizio ecosistemico (ridotta capacità di assorbire CO₂ – si stima che un olivo adulto assorba ~600 kg CO₂/anno).
In sintesi, l’olivicoltura pugliese ha subito un tracollo senza precedenti.
Il future del patrimonio olivicolo
Le prospettive future puntano alla ricostruzione del patrimonio olivicolo con varietà resistenti: cultivar come Leccino e Favolosa hanno mostrato tolleranza (infettate in minor misura e con sintomi blandi), e migliaia di ettari stanno venendo reimpiantati con queste varietà. Ci vorranno tuttavia molti anni per tornare a produzioni significative, dati i tempi di crescita degli olivi. Nel frattempo alcuni agricoltori stanno convertendo parte dei terreni ad altre colture (mandorlo, grano, vite da tavola, ecc.) grazie anche ai fondi di sostegno. Resta prioritaria l’azione di contenimento per proteggere la Piana olivicola più a nord (da Bari in su), che finora è fuori dalla zona infetta ma minacciata: questa comprende la Piana degli Ulivi Secolari tra Bari e Alto Salento, patrimonio paesaggistico unico.
Vite, uva da vino e da tavola
Xylella fastidiosa è l’agente del morbo di Pierce della vite, malattia letale che in passato ha devastato vigneti in California.
In Europa finora non si erano avuti focolai su vite, ma l’identificazione nel 2023-24 in Puglia della sottospecie fastidiosa – proprio la responsabile del Pierce’s Disease – rappresenta un serio campanello d’allarme.
La principale paura è il contagio dei vigneti pugliesi e poi eventualmente di altre regioni vitivinicole italiane. La Puglia ha vasti vigneti sia da vino (es. Negroamaro, Primitivo) sia da tavola, spesso in prossimità degli oliveti colpiti; finora queste viti non risultavano attaccate dalla Xylella pauca prevalente nel Salento. Tuttavia, il ceppo fastidiosa può infettare la vite provocando un rapido disseccamento della pianta. Se esso sfuggisse all’eradicazione e si diffondesse, potrebbe causare la perdita di interi vigneti, con gravissime ripercussioni sul settore enologico. Va detto che la vite europea (Vitis vinifera) è altamente suscettibile a X. fastidiosa fastidiosa: in assenza di controllo, il morbo di Pierce può rendere improduttivo un vigneto in pochi anni.
L’urgenza Xylella nei vigneti
Dunque la scoperta di Triggiano è stata affrontata con la massima urgenza: le autorità “puntano all’eradicazione” completa di questo focolaio neonatale. Le viti presenti nel raggio di qualche km sono state campionate (per ora risultate negative) e si monitoreranno strettamente. Nel frattempo si è innalzato il livello di allerta in altre regioni viticole: Xylella potrebbe arrivare tramite piante ornamentali infette o vettori spostati dal vento. L’EFSA ha stimato che quasi tutte le principali aree vinicole del Mediterraneo potrebbero potenzialmente essere colpite se il batterio vi si introducesse.L’impatto economico in tal caso sarebbe enorme: l’Italia è tra i primi produttori mondiali di vino, e un’epidemia di Pierce diffusa potrebbe costare diversi miliardi di euro e compromettere intere denominazioni.
Per fortuna, al 2025 nessun vigneto italiano risulta infetto; l’obiettivo è mantenere tale status tramite rigorosa prevenzione. Sono in corso studi su vitigni americani portatori di resistenza (ibridi da innesto) e sull’eventuale sviluppo di viti transgeniche resistenti, ma applicazioni pratiche richiederebbero anni. Nel breve termine, quindi, la protezione della vite dipende dal contenimento dei focolai di X. fastidiosa fastidiosa. In sintesi, la minaccia alla viticoltura italiana per ora è potenziale ma concreta: l’Italia sta giocando una corsa contro il tempo per evitare che alla tragedia degli olivi segua quella delle viti.
Mandorlo
I mandorli sono noti ospiti di Xylella, in particolare della sottospecie multiplex. In California e Spagna Xylella multiplex causa il “Leaf Scorch” del mandorlo con danni estesi. In Italia, alcune infezioni su mandorlo sono già state osservate: sia il caso del Lazio (mandorlo selvatico infetto a Canino), sia in Puglia all’interno della zona infetta olivicola.
Nel Salento, diverse piante di mandorlo presenti negli oliveti sono risultate positive a X. fastidiosa pauca ST53 (lo stesso ceppo degli olivi), mostrando sintomi di bruscatura fogliare. Fortunatamente, il mandorlo non è molto diffuso a livello intensivo nel Salento (le mandorlicolture maggiori in Italia sono in Sicilia e Puglia centro-settentrionale).
Tuttavia, la Puglia centrale (province di Bari e BAT) vanta filari di mandorli e soprattutto tanti mandorli spontanei nei muretti a secco e campagne, che potrebbero fungere da serbatoio. Il ritrovamento dei 6 mandorli infetti nel Barese (ceppo fastidiosa) evidenzia come questa specie possa essere colpita anche dalla sottospecie fastidiosa.
L’impatto economico finora è limitato (non si registrano perdite significative di produzioni di mandorla, trattandosi di casi isolati), ma il rischio per il mandorlo esiste e va considerato. In prospettiva, se Xylella arrivasse in Sicilia orientale (grande produttrice di mandorle), potrebbe attaccare i mandorleti con conseguenze serie.
Le misure di prevenzione
Ad oggi, le misure di prevenzione proteggono indirettamente anche i mandorli: espianto delle piante infette (mandorli inclusi) nelle zone delimitate e controlli sui vivai di mandorlo certificati. Da segnalare che in Spagna la Xylella ha già distrutto molti mandorleti in Alicante (ceppo multiplex). L’Italia sta studiando varietà di mandorlo più resistenti e monitorando i campi.
In Puglia alcuni agricoltori ex-olivicoli stanno piantando mandorli come coltura alternativa; ciò è incoraggiato solo fuori dalla zona infetta, per evitare di offrire nuovi ospiti al batterio. In sintesi, il mandorlo è considerato una coltura a rischio moderato: non vitale per l’economia pugliese quanto l’olivo, ma comunque da tutelare per evitarne la compromissione in futuro.
Ciliegio
Anche i ciliegi (specie Prunus avium) possono ammalarsi di Xylella. Il primo focolaio europeo di Xylella (a Maiorca nel 2016) fu scoperto proprio su ciliegio ornamentale, e altri casi su ciliegio si sono avuti in Spagna. In Italia finora non risultano ciliegi infetti in campo aperto, ma la minaccia è presente: la sottospecie fastidiosa individuata nel Barese è nota per colpire anche i ciliegi (negli USA causa il “Cherry Scorch Disease”).
La Puglia, ironia della sorte, è una delle maggiori produttrici di ciliegie in Italia (celebre la ciliegia Ferrovia nel sud-est barese). Un’eventuale diffusione di Xylella in quell’area potrebbe quindi attaccare non solo gli olivi residui ma anche i ciliegeti, con perdite su un altro comparto di eccellenza. Se il batterio dovesse arrivare in Emilia-Romagna o Veneto (altri poli cerasicoli), i danni potenziali sarebbero anch’essi significativi. Fortunatamente, ad oggi i controlli sui ciliegi in Puglia (anche nella zona di Triggiano) sono tutti negativi.
Il piano di sorveglianza 2024 prevede di includere anche impianti di ciliegio nelle aree prossime ai focolai, data la nuova sottospecie rilevata. Il valore economico della cerasicoltura pugliese è importante (export di primizie), quindi la difesa fitosanitaria è massima. Nel Barese, alcune misure aggiuntive suggerite includono trattamenti sulle piante ospiti spontanee e ispezioni frequenti nei ciliegeti per cogliere subito eventuali sintomi anomali (bruscature estive).
In definitiva, il ciliegio rappresenta una coltura strategica minacciata in prospettiva, ma non ancora colpita in modo manifesto. La vigilanza precoce è ritenuta la chiave per proteggerla.
Agrumi (arancio, olivo, limone, ecc.)

Gli agrumi costituiscono un altro pilastro dell’agricoltura meridionale (in particolare in Sicilia, Calabria, Campania). Xylella fastidiosa può infettare gli agrumi: in Sud America la sottospecie pauca provoca la grave malattia CVC (Citrus Variegated Chlorosis) sugli aranci, con frutti piccoli e pianta deperiente.
Il ceppo pugliese pauca ST53, finora, non ha attaccato significativamente gli agrumi (in Salento erano presenti pochissimi agrumeti, perlopiù giardini familiari; alcuni aranci sono risultati positivi ma non è chiaro se sviluppino la malattia in modo grave). Tuttavia, il rischio principale è che la Xylella possa raggiungere le grandi aree agrumicole. Sicilia e Calabria custodiscono vasti agrumeti (arance rosse, limoni, clementine) ed hanno un clima caldo che il batterio trova ideale. Se Xylella pauca dovesse introdursi lì – o se arrivasse un ceppo pauca simile a quello sudamericano – si potrebbe innescare una nuova epidemia, colpendo un settore dal valore di centinaia di milioni l’anno.
Già nel 2014-2015, quando emerse il caso pugliese, la Sicilia adottò misure di blocco verso materiale vegetale dalla Puglia per proteggere i propri agrumi. Ad oggi nessun agrumeto italiano è infetto da Xylella, ma segnali preoccupanti arrivano dall’estero: nel 2022-2023 in Portogallo alcuni aranceti dell’Algarve sono risultati positivi a Xylella (primo caso su agrumi in UE), mostrando che il batterio può colpire anche in ambiente mediterraneo.
Anche gli agrumi nella lista delle piante sensibili alla Xylella fastidiosa
L’Italia ha incluso gli agrumi tra le piante “sensibili” nel sistema di vigilanza: i vivai agrumicoli sono sottoposti a controlli rigorosi (specie quelli che esportano piante). Inoltre, grazie anche alla ricerca italiana, sono disponibili kit diagnostici specifici per rilevare Xylella su agrumi in fase iniziale (dato che i protocolli originari erano tarati su vite e oleandro). In prospettiva, la tutela degli agrumi richiede di mantenere Xylella confinata lontano dalle zone agrumicole: ciò significa evitare che il fronte pugliese oltrepassi la barriera naturale della Penisola Salentina (finora l’avanzata verso la Calabria è rallentata anche dalla geografia, essendo il focolaio ancora nel Tarantino orientale).
Qualora un caso di Xylella fosse trovato in agrumeto, le misure sarebbero immediate (abbattimento e buffer) per scongiurare un’epidemia stile olivo. L’impatto potenziale, qualora la Xylella invadesse gli agrumi, si stima in diversi miliardi di euro di perdite e comprometterebbe produzioni tipiche (Arancia Rossa di Sicilia, Limone di Sorrento, ecc.).
Va notato che molte varietà di agrumi ornamentali (es. arancio amaro) sono diffuse in vivai e giardini: anche queste vengono monitorate nelle regioni a rischio.
L'impatto della Xylella fastidiosa su altre colture
Xylella fastidiosa ha un amplissimo spettro di piante ospiti (oltre 350 specie note). Oltre alle colture sopra citate, può attaccare numerose specie ornamentali e spontanee. In Puglia il batterio è stato trovato, ad esempio, su oleandro, mirto, poligala, rosmarino, acacia, cisto, lentisco e molte erbe infestanti. Ciò ha implicazioni economiche indirette: il settore florovivaistico pugliese ha subito restrizioni (divieto di esportare specie ospiti dalle zone infette, con perdita di mercati per molti vivai).
Anche la gestione del verde urbano richiede costi aggiuntivi (rimozione piante infette, trattamenti in parchi pubblici). Sul piano ambientale, la biodiversità vegetale del Salento è colpita: alcune specie spontanee mediterranee risultano serbatoi del patogeno, creando un circolo di reinfezione anche se si ripiantano nuovi alberi. Questo rende la convivenza con Xylella una sfida complessa: non basta piantare olivi resistenti, bisogna anche gestire l’ecosistema affinché il batterio non trovi rifugio in altre piante circostanti.
Conclusioni e prospettive future
A oltre dieci anni dall’inizio dell’epidemia, la battaglia contro Xylella in Italia è ancora in corso. Gli sforzi di contenimento in Puglia stanno rallentando la diffusione ma non l’hanno fermata: il batterio continua ad avanzare e non esiste ad oggi una cura definitiva per gli alberi infetti.
Le speranze risiedono nella ricerca e innovazione. Ad esempio, test sul campo di trattamenti fertilizzanti a base di zinco, rame e acido citrico hanno mostrato riduzione dei sintomi e miglioramenti nella salute di oliveti infetti (tecnica di biofertilizzazione monitorata anche via satellite). Se validati su larga scala, tali approcci potrebbero divenire parte di una strategia integrata (non per eliminare il batterio, ma per conviverci mantenendo gli alberi produttivi).
Inoltre, si stanno studiando antagonisti naturali (batteriofagi, funghi endofiti) e metodi di editing genetico per conferire resistenza alle piante. Nel frattempo, la parola d’ordine è convivenza resiliente: sostituire gli oliveti irrimediabilmente persi con nuovi impianti resistenti, diversificare le colture per ridurre la monocultura (che facilita i grandi danni), e continuare a monitorare e reagire rapidamente ai nuovi focolai.
L’esperienza pugliese ha insegnato all’Europa l’importanza della prevenzione: altrove (Spagna, Francia, Portogallo) i casi di Xylella vengono affrontati con immediatezza proprio per evitare di ripetere quanto accaduto in Salento. L’auspicio è che, con il contributo della scienza e con adeguate risorse, si riesca a contenere definitivamente la Xylella e a proteggere il resto d’Italia e le sue colture strategiche da questo flagello fitosanitario.
La Xylella fastidiosa rappresenta una delle più gravi emergenze agricole italiane degli ultimi decenni.
Eppure, l’Italia e l’Europa stanno reagendo: con risorse, innovazione e strategie di contenimento e adattamento. Serve però anche consapevolezza diffusa: agricoltori, tecnici, cittadini e istituzioni devono lavorare insieme per evitare che l’epidemia si estenda ad altre colture chiave e territori.
Proteggere l’agricoltura italiana significa difendere identità, economia e cultura.